approssimazioni
abbastanza
acquerelli
acrilici
alì babà
alghe
alternative
amen
amore
ancora
antiquariato
aria
autunno
azzuro
baci
bassezze
basta
bellezza
bianco
bici
bimbi
binari
buonasera
cadute
calcetto
calendari
calendimaggio
calvinismo
candeline
caramelle
carta
cavalragni
cervelli
circoli
civiltĂ 
cocacola
cognac
continenza
coraggio
cosce
cravatte
datteri
diplodochi
dolore
dubbi
eco
elefanti
epidemie
errori
estate
euri
fagiuoli
fegato
felicitĂ 
fidanzate
fiori
forbice
foto
frigoriferi
fucili
ghiaccio
golfo
gres rosso
infinito
interrogativi
inverno
io
italiano
lagne
laterizi
lattine
lemmi
lessico
liquerizia
luce
lupi
malcontento
manna
marzo
maschi
mele
merda
miraggi
mondo
morbi
nebbia
neve
niente
notte
no
occhi
ok
omicidi
omini
orizzonti
paesaggi
panico
paradiso
parole
patate
peccati
pelle
pensierini
perchè
periferie
pesci
pietre
pixel
plancton
prove
pudenda
puttane
rabbia
remigini
rodomonte
rognone
ruggine
rumore
sangue
sasso
sauri
se fossi
sogni
solitudine
sporco
stanchezza
sushi
tatuaggi
tecnologia
tegole
temperanza
tepore
terzismo
toscano
treni
unghie
unni
uova
veleno
vento
veritĂ 
vestiti
viaggi
vimpelle
vini
viola
visigoti
vivere
vulcani
walchirie
zagare
zitto





lunedì, 30 marzo 2009
 

In cui l'invidia

Lo guardo, la mattina presto di questa ora legale, alle 0655. Lo guardo scendere dalla Cayenne nera, con il suo gilè antracite e la sua camicia bianca. Posa il piede vitellocalzato a terra, come un Armstrong più nostrano: come una contrazione di Peter Gallagher nella costituzione brevilinea di Bruno Conti. Sarà l'ora legale, che starebbe bene volturata in ora penale, che gli annebbia lo sguardo: che vorrebbe fulminare tenebrosamente l'universo ma risulta solo vagamente assonnato. Avrà un trentadue, trentacinque anni. Chi cazzo avrà ammazzato per comprarsi quell'auto.
Lo odio.
La fidanzata scende dal lato opposto, come pare sorprendentemente opportuno, vestita in ginz Cavalli e tacco puntuto. E' bellissima, una starlette. Ha l'espressione mordace di un dugongo dopo l'accoppiamento, e caracolla stordita dal jet lag verso le scale dell'Autogrillo.
E' perfetta, ed odio anche lei. Perfetta nel trucco, nell'abbigliamento, nei capelli, che sembrano messi al loro posto uno ad uno da piccoli parrucchieri cinesi. Sugge la sua briosc surgelata ripiena al cioccolato con bovina voluttà, tergendosi le goccioline sulla bocca atteggiata a cul di gallina con la punta del tovagliolo, quando risale a bordo del panfilo su ruote.
Gallagher la guarda con la stessa fibrillante attenzione che si dedica a i vermi della pioggia, quando escono dalla terra dopo il temporale.
La rabbia monta. Vorrei che fosse bujo, bujo dalle parti di Pioltello: e che lui stesse per attreversare la strada una notte di febbraio, con la nebbia ammucchiata in rotoballe ai lati della strada. E che mi sbucasse all'improssivo. E che fosse troppo tardi per frenare. E che gli potessi lodevolmente prendere contro con la macchina. E che potessi far finta di non averlo visto. O che potessi serenamente pensare di aver investito una nutria, o un capibara. E che potessi serenamente proseguire la mia strada.
Lei si gira, interrompendo il curioso cortometraggio che la rabbia sta projettando sul parabrezza. Rumina, tenendo la briosc alla cioccolata tra due mani, come fanno gli scojattoli. Mi guarda, sfregando i molari inferiosi su quelli superiori, riversando carboidrati semplici nell'abomaso.
MI afferro al volante per frenare il senso di vertigine.
Non si dovrebbe guardare dentro labisso del nulla alle 0655 il primo giorno d'ora penale.

stai leggendo il post delle 14:39 dove si dipingono rabbia, sangue, omini, veleno, maschi, malcontento, bassezze






mercoledì, 04 febbraio 2009
 

In cui si biasimano i furti, ma con destrezza

Quello che non posso perdonare all'omino dei calendari è di averci fatto oggetto di un furto. Una truffa, una grassazione.
Ci ha rubato i cieli di gennaio.

Ci attendevamo quegli affreschi sfacciati, dipinti a colori acrilici da imbianchini bislacchi, spesso in balìa di sensazioni acide. Invece ci hanno passato quelle robe crivellate dell'eterno biancogrigio colore della pasta di pane non ancora lievitata, magari palpeggiata da aggiustori meccanici agricoli in pausa pranzo.

Ecco, quella di stamattina era un'alba migliore: finalmente l'omino dei calendari ha ripreso in mano la valigetta con i tubetti e i vasetti. Ma non era come i cieli di gennaio, furiosi di colate laviche a combattere battaglie di retroguardia con il gelo d'avanzo, a metterlo da parte, e a vincere perdendo: anzi la sua bellezza era solo un doloroso memento del tempo che va.

Se incontro l'omino dei calendari

stai leggendo il post delle 09:43 dove si dipingono paesaggi, calendari, omini, orizzonti, acrilici