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martedì, 01 luglio 2008
 

In cui si descrive con dovizia il meretricio

Mentre si guarda allo specchio ammette a se stesso di essere una puttana. Ma non di quelle ottimiste e di sinistra, come bellamente cantava il basso & barbuto cantautore, ma una puttana cinica e rassegnata come si può esserlo negli anni zero. O negli anni duemila: 2k dicono i nordamericani, che vorrebbe dire two killed (in action).
Ecco, le puttane ciniche e rassegnate possono fare mercimonio di se stesse e del proprio corpo senza troppi sensi di colpa, e quando ne sono capaci, provare anche a prenderci gusto. Possono guardare con l'occhio di cristallo quello che accade trenta centimetri più giù senza fare una piega all'ansimare di lanzichenecchi, pigmei, aborigeni, direttori di banca, trasportatori di esplosivi, stelle del varietà, afroamericani iperdotati, bevitori di birra germanici con il ventre costipato o anoressici ciclisti andini.
Possono ascoltare senza fare una piega uomini di bassa levatura fare scialo delle loro frappe, farne carni crude battute al coltello, lievemente aromatizzate al limone.
Ma no, non possono evitare di pensare con la loro testa.
No, anche noi puttane di serie C e D fino all'ultimo lasceremo il nostro turpe cervello pensare i nostri turpi pensieri e se possibile, anche se brevemente, lasceremo trasparire torbidi gemiti di quell'ultimo orgasmo intellettuale che è: farai di me ciò che vuoi, che tutto ha un prezzo.
Ma pensare no, penserò i miei pensieri, anche a cospetto del Moloch, anche a cospetto del tuo grosso portafoglio  e dei tuoi eserciti di cloni, li penserò così nitidi e taglienti da morirci dentro.
Ma penserò pensieri originali, e nessuno ci potrà fare giochi metallurgici, o banali archietetture laterizie.

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