mercoledì, 14 gennaio 2009
Veramente, non troppissimo tempo fa avrebbe durato fatica. a crederlo.
Di trovarsi lì dimenticato da un dio sfaticato in un tavolo del cavolo di pizzeria di provincia, sul far della notte.
Tra gente con la fazza di traverso, come se la vita gli avesse tirato un riga in diagonale, dritta e netta.
Si guarda attrono con occhi da panda inchiodati in mezzo alla fronte rigata di rughe rigate di dubbi grigiazzurri, scritti a mano in un provvisorio gramlot della bassa: dove s'inzacchera di febili accenti sassoni appoggiati sulle esse e sulle qu, non meno che sulla virgole.
Svirgola dunque un sguardo sguercio buttato di sghimbescio alla ragazza dalla capigliatura eclettica - dalla maglietta elettrica - il petto piatto avvinto da una sciarpa economica o più probabilmente acquistata in saldo.
O forse trovata a fatica dall'omino magro con la camicia a righe orizzontali, orecchie come cartelli segnalatori di catene in caso di neve: gliel'ha regalata la notte di natale, la notte che credevano fosse amore ed invece le tumide guance paonazze erano solo luce semaforica di troppo vino corrente, mentre gli occhi lubrìci d'adorazione scambiavano volontieri per immortale quella cosa formicolante che s'era accesa di sorpresa.
Lì, con l'espressione accartocciata degli uomini di mezz'età che credono di avere visto tutto, mentre sono solo annojati del poco. Convinti che nulla ti potrà più sorprendere, come se un collaboratore domestico filippino ti avesse chiuso in faccia lo sportello del frigorifero dei presumibili futuri.