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sabato, 07 marzo 2009
 

In cui la luce

Il fatto è che ci sono giornate così, ecco, abbaglianti, che ti aspetteresti niente di meno che un'invasione aliena. Grossi bacherozzi verdi con il Raggio della Morte in mano, cammellieri berberi con le Gauloises in mano, vigili urbani con il libretto delle contravvenzioni in mano.

Ci sono giornate così abbaglianti che credi che scavandoti via un occhio dalla faccia per non guardare potresti anche aggiungere un altro mattoncino verso l'estuario della vita: chessò, un momento di tranquilla felicità alla faccia del dovere, del sapere e del volere.

Quelle giornate che prenderesti il telefono e diresti volontieri dài, partiamo e facciamo e brighiamo e lasciamo che si perda la traccia di noi e diventiamo qualcosa'altro e qualcun'altro: magari qualcuno seduto con le ginocchia che premono dolorosamente sui coglioni per tutti i giorni della vita che hai vissuto fino ad ora credendo che ci sia un buon motivo, un ottimo motivo per segarteli con con un cortello a sega arrugginita, e senza anestesia.

Bevi un bicchiere alla salute, e fai un piano di scale solo per perdere conoscenza, che in fondo è meglio non sapere non pensare non vedere non sentire, perchè se senti c'è il caso che il fegato si trasformi in merda ancor prima di passare dal culo, e tutto ciò non sarebbe sano.

Per niente.

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