martedì, 28 luglio 2009
Si distese su di un'amaca intessuta nei fili cotti della disillusione, lasciandosi cullare dall'onda rassegnata di un'altra estate fitta di venerdì.
sabato, 03 maggio 2008
Sarà per la sua natura vagamente ciclotimica, sarà per la sua naturale, ribonucleica insofferenza verso i saggi consigli e le pose da maestrino, sarà questo o quello, ma la botta d'estate che arriva tra capo e collo non ha quel bel sapore schietto di fienagioni assolate, quel suo bel profumo di terra che s'asciutta in fiotti d'umor vapore.
La botta d'estate che sgorga dal primo di maggio ha le tonalità grigio cenere dell'ancora.
Per da vero il ricorrere di eventi che non sono mai stati altro che presenti, magari lievemente discosti più che nascosti ha il sapore della feccia nei vini economici, quando la bocca ti si stroppia in smorfie.
Avessimo afrori d'alluminio tra le cosce e catene fortemente lubrificate sotto i piedi, allora sì sarebbe onesta fatica. E non questo minestrone di andare e venire, continuamente tergiverso nel fungere di notte e giorno, e sonno e veglia e sveglia, e non certo per strapparsi la pelle di dosso con gli incisivi anteriori: che questo è dimenticato privilegio di antenati ancor usi a terminare la vita a brani e non certo a diete dietetiche a regime controllato: pochi zuccheri per l'amor diddio, e pochi grassi, e poco vino e poca carne e poco di tutto, e possibilmente scaldato poco: che tiepido fa meno male e di certo di tepore non ci si ammala.
Al massimo, se ne può - normalmente - morire.
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