martedì, 25 novembre 2008
Ancora molti anni dopo, gli agiografi e i più accaniti detrattori non avrebbero saputo spiegare con dovizia di particolari perchè quella sera li lasciarono soli.
Tirava un forte vento di tramontana, e fuori faceva il freddo cane che fa da quelle parti quando fa freddo davvero, con l'aria che sembrava vetro soffiato e non meno di due o tre lune inchiodate nel cielo color nero brillante, e tutti se ne andarono lasciandoli soli, a guardarsi in tralice da un parte all'altra del soggiorno, i volti appena arrossati dalle faville del camino.
Si erano seduti agli angoli opposti dei fumoires, quasi temendo quella improvvisa e tagliente intimità. Stavano immobili, quasi impauriti ad allungare una mano al bordo di quel silenzio crepitante, interrotto raramente dal fruscìo di una pagina svoltata con circospezione.
Verso mezzanotte, si alzò per mettere sul giradischi un vecchio vinile frusciante: una vecchia edizione di In a Silent Way, che trovava assai acconcio per quella notte tesa e sibilante.
Mentre il tappeto di suoni si distendeva insinuandosi nelle pieghe del bujo trovò l'ardire di sillabare qualcosa a proposito di un tè, o magari alcunhè di caldo. Lei sollevò gli occhi dalle righe di narrativa nordamericana e disse che sì, qualcosa di caldo ci stava bene, ed aveva voce di vetrini smossi con cura.
Mise al fuoco il bollitore e diede un taglio di tè originali, aggiungendone foglie di diverse varietà come fa il farmacista con gli olii essenziali, quasi una per una, i fiori di gelsomino per ultimi.
Preparò l'infusione e versò nelle tazze, le nari piene di aromi sottili, ed addolcì con una goccia appena di miele d'acacia.
Le portò la bevanda, lasciandosi dietro una scia evanescente di vapore acqueo, osservando di conserva il suo profilo intagliato nel brillio dei ciocchi nel bracere. Infilava un passo dopo l'altro palpando il pavimento di legno con la babbuccia quasi prefigurando temibili tagliole, avvicinandosi. Si piegò appena in avanti e disse che Sì, era un tè leggero e profumato, andava bene per quell'ora. Diceva, Fatto di diverse varietà della provincia del Shezou- Huan, messe lì apposta per avere un tè leggero e profumato.
Il disco suonava un crescendo, ed ora era abbastanza vicino da avvertire attraverso l'aroma del gelsomino una nota diversa che ricordava il frumento macinato di fresco. Le mise la tazza tra le mani, e suscitati da quel lievissimo contatto commisero l'errore di incrociarsi negli occhi, e le pareti della stanza saltarono via, esponendoli agli orizzonti più impervi.
Solo molti anni dopo, gli agiografi e i più accaniti detrattori provarono a spiegare perchè quella sera li avevano lasciati soli, peraltro senza soverchia fortuna.
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