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martedì, 03 febbraio 2009
 

In cui s'allevano quadrupedi

Oh, disse guardandola un po' sopra l'orecchio, Intendi dire, cosa faccio.
Lei lo guardava con la faccia da lunedì, menre espirava rumorosamente il fumo azzurrognolo delle Gitanes.
Eh, diceva, Si può sapere cosa fai, per campare, dico. Il mutuo, sai, le rate della macchina. L'assicurazione, quelle cose lì.
Oh, disse lui strofinando la punto dello stivale sui ginx sdruciti, Quelle cose lì.
Le diede un altro sguardo peso un chilo proprio sopra l'orecchio. Parlava malvolentieri della sua attività, perchè poi andava a finire che lo si prendeva in giro, come quell'altra volta che aveva rotto il braccio a un camionista di passggio e tagliato con la lattina dei fagioli la morosa del benzinaio.
L'allevamento, le disse. Lei riuscì appena ad aprire gli occhi malfermi, già pieni di nicotina e di gin commerciale.
Ho un allevamento.
Lo ascoltò sorridendo con i denti color dente di cane, Oddio, e che sarà mai, ci voleva tanto, e faceva così con le spalle, come per dire, ci voleva tanto!
E cosa allevi, che si possa sapere, coccodrilli, e lui girava la punta dello stivale sulle grosse assi di larice, impolverate e piene di cicche, e bofonchiò Diplodochi.
Lei si fece avanti con la faccia ammaccata e il petto pesante e gli alitò Eeeh in mezzo agli occhi.
E lui finalmente ebbe il fegato di guardarla, dritto fitto.

Mbeh, Diplodochi,

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