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martedì, 02 settembre 2008
 

In cui il cavalloragno

C'è questa faccenda delle favole inventate. Cioè, non le favole ufficiali: quelle sono raccontate (e disegnate) benissimo dai libri illustrati di favole. No, gli chiede Mi racconti quattro favole inventate? oppure Mi racconti cinque favole inventate? Deve spremere alquanto le meningi per inventare quattro cinque favole, che diamine. Attinge alle storie che ha ascoltato, e propone Il Giro Del Mondo In Ottanta Giorni, oppure Marvin Il Robottino Triste che ottengono un grosso successo.

Stasera è uscita questa bellissima storia del cavllo ragno, un articolo piuttosto impervio nato di cavallo arabo ma con otto zampre, e da piccolo così maldestro con il suo armamentario deambulatorio da non riuscire nemmeno a correre, e prendersi per ciò l'intero scherno dei cavallini arabi della sua città.

Pieno di risentimento, il cavallo ragno non reagiva perchè la sua cavallina nobiltà d'animo glielo impediva: ma si allenava a correre sulle piste del deserto, rafforzando la sua corsa nella sabbia e muscolandosi come un puledro sovralimentato.

Un bel giorno arriva il visir e indice una gran corsa di cavalli: il cavalragno dura la sua bella fatica a convincere i cavallanti a farlo correre: ma quando si parte per la corsa le sue otto zampe lo spingono come una locomotiva 4-8-8-4 e sbaraglia i suoi ex compagni di scherno.

Il visir ovviamente lo porta a corte, dove il pascià - che credeva di avere ormai visto tutto - stupisce al suono del rombo di tuono degli otto zoccoli ferrati del cavalragno: e ancor di più basisce nel vederselo di fronte. Quando ormai ha deciso di farlo abbattere dai reali macellai vede lo sguardo gentile e leale dell'animale, che china la criniera e si inginocchia di fronte a lui per farlo salire: e dopo quella cavalcata la sua vita non sarà più la stessa.

Mai nessun animale gli aveva dato quella corsa reboante, quel galoppo folgorante, quel vento furioso tra i capelli, quell'ebbrezza di immensa potenza. Decise che il cavallo ragno sarebbe diventato il suo cavallo personale e lo portò in battaglia, dove sconfisse tutti i nemici e sgominò tutti gli avversari, e volle sempre avere il cavalragno tirato a lucido nelle reali scuderie.

Quando torn nella sua città natale portando il pascià sulla sella, il cavallo ragno sorrise ai suoi vecchi compagni di giuochi, e non si rivalse su di loro perchè era nobile d'animo, ma li guardò tirare logori carretti e portare grosse gerle di pietre, e con un nitrito li abbgliò con il suo poderoso scatto, e scomparve all'orizzonte con la velocità del fulmine.
C'è questa storia del cavallo ragno, un articolo piuttosto impervio nato di cavallo arabo ma con otto zampe, e da piccolo così maldestro con il suo armamentario deambulatorio da non riuscire nemmeno a correre, e prendersi per ciò l'intero scherno dei cavallini arabi della sua città.

Pieno di risentimento, il cavallo ragno non reagiva perchè la sua cavallina nobiltà d'animo glielo impediva: ma si allenava a correre sulle piste del deserto, rafforzando la sua corsa nella sabbia e muscolandosi come un puledro sovralimentato.

Un bel giorno arriva il visir e indice una gran corsa di cavalli: il cavalragno dura la sua bella fatica a convincere i cavallanti a farlo correre: ma quando si parte per la corsa le sue otto zampe lo spingono come una locomotiva 4-8-8-4 e sbaraglia i suoi ex compagni di scherno.

Il visir ovviamente lo porta a corte, dove il pascià - che credeva di avere ormai visto tutto - stupisce al suono del rombo di tuono degli otto zoccoli ferrati del cavalragno: e ancor di più basisce nel vederselo di fronte. Quando ormai ha deciso di farlo abbattere dai reali macellai vede lo sguardo gentile e leale dell'animale, che china la criniera e si inginocchia di fronte a lui per farlo salire: e dopo quella cavalcata la sua vita non sarà più la stessa.

Mai nessun animale gli aveva dato quella corsa reboante, quel galoppo folgorante, quel vento furioso tra i capelli, quell'ebbrezza di immensa potenza. Decise che il cavallo ragno sarebbe diventato il suo cavallo personale e lo portò in battaglia, dove sconfisse tutti i nemici e sgominò tutti gli avversari, e volle sempre avere il cavalragno tirato a lucido nelle reali scuderie.

Quando torn nella sua città natale portando il pascià sulla sella, il cavallo ragno sorrise ai suoi vecchi compagni di giuochi, e non si rivalse su di loro perchè era nobile d'animo, ma li guardò tirare logori carretti e portare grosse gerle di pietre, e con un nitrito li abbgliò con il suo poderoso scatto, e scomparve all'orizzonte con la velocità del fulmine.

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