mercoledì, 22 aprile 2009
La stanchezza si è fatta sabbia: gli si infiltra sotto le palpebre come la sabbia di Gatteo a Mare: sottile, polverosa e sporca.
Spinge la porta del piccolo albergo e si accascia sui gomiti, appoggiandosi al bancone, Sente le ossa rattolare, picchiandosi l'una all'altra come le gambe dei burattini.
Lei lo guarda da sotto in insù, distogliendo gli occhi dal monitor: anche lei è stanca, il sorriso è franco, ormai persa la curva del ghigno precompilato delle ore del mezzogiorno. Ha due fili di perle finte, grosse: un attorno al collo in doppio giro, e uno più lungo che si attarda leggermente nella via chiaramente tracciata sul petto, alto e tondo, fino alla cintura. Lo segue con lo sguardo, fino al profondo spacco sulla coscia. Non indossa calze, fa già caldo in questo scampolo di primavera dolente.
Le dice, Non c'è bisogno che le dica la camera, vero. Lei risponde alzandosi in piedi, Lei è l'ultimo a rientrare, e si protende attraverso il piano di quercia per allungargli la chiave. C'è silenzio, e riesce a sentire distintamente un piccolo sospiro, esalato con parsimonia tra le labbra. Lucide, piegate appena. Sono un uomo fortunato dice, allora.
Perchè gli chiede, scostandosi una ciocca di capelli biondocenere. Solo adesso percepisce il lieve profumo di zagare, Perchè sono l'ultimo uomo che la vede prima di andare a dormire. Sente i sassolini franare, eppure non trattiene il resto, avviandosi verso il disastro, Perchè l'uomo che si addormenta vedendo lei come ultima cosa dev'essere un uomo felice, poi si scosta dal bancone, come per dire Guarda che non dico altro, vado via.
Lei si guarda la punta delle scarpe, nemmeno tanto tacco, e gli dice Huighiueo uhysfwsyu jisj.
Le risponde Buonanotte anche a lei, raccoglie la borsa e si avvia. Prima dell'angolo si gira a guardare, lei è di nuovo immersa nel monitor, gli occhi puntati nel mezzo.
In camera si appoggia al piccolo scrittoio, apre una mezza bottiglia di acqua naturale. Fresca, gli netta la gola, la sente scendere al millimetro. E' così stanco che le spalle si sono ripiegate in curve come tubi idraulici.
Beve, a piccoli sorsi.
Poi, di colpo, si ferma con la bottiglia a mezz'aria, girandosi verso la porta.
sabato, 07 febbraio 2009
E poi i campi allagati, i posti sperduti, i cieli arrotolati, i cani arrabbiati, i volti ammaccati, i campi allagati. E le bimbe più belle, le bimbe più brutte, i bimbi biricchini, i tondi bicchierini.
I picchi rumorosi, i fossi fangosi, i canali maestosi. I castelli diroccati, i rustici ristrutturati, i pali della luce, i vigneti spolpati. E poi le strade deserte, le pozzanghere aperte, le lunghe distese, le curve sorprese.
E i campi allagati, i pali bagnati, i rampicanti spettinati, i tetti muschiosi, i muri ammuffiti.
I cani sguaiati, i pesci affogati, i venti piegati. Le viti bagnate, le piante di ciliegia, le colossali cascine, le bionde fascine. I cancelli arrugginiti, i campi allagati, i muri rovinati, gli alberi acuti, i baffi curati.
E poi il fiato spezzato, il respiro sudato.
Gli occhi curvati, le spalle pesanti, i peccatori e i santi.
giovedì, 25 dicembre 2008
Anche il blò carbonaro si merita un regalino per natale eh.
Un vestitino nuovo.
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