sabato, 07 febbraio 2009
E poi i campi allagati, i posti sperduti, i cieli arrotolati, i cani arrabbiati, i volti ammaccati, i campi allagati. E le bimbe più belle, le bimbe più brutte, i bimbi biricchini, i tondi bicchierini.
I picchi rumorosi, i fossi fangosi, i canali maestosi. I castelli diroccati, i rustici ristrutturati, i pali della luce, i vigneti spolpati. E poi le strade deserte, le pozzanghere aperte, le lunghe distese, le curve sorprese.
E i campi allagati, i pali bagnati, i rampicanti spettinati, i tetti muschiosi, i muri ammuffiti.
I cani sguaiati, i pesci affogati, i venti piegati. Le viti bagnate, le piante di ciliegia, le colossali cascine, le bionde fascine. I cancelli arrugginiti, i campi allagati, i muri rovinati, gli alberi acuti, i baffi curati.
E poi il fiato spezzato, il respiro sudato.
Gli occhi curvati, le spalle pesanti, i peccatori e i santi.
lunedì, 19 gennaio 2009
E' una nebbia cotonosa, pallida e insipida. Non quelle belle nebbie che t'azzoppano e ti fanno sentire smarrito, affogato in un bianco onirico e stupito, quasi una gigantesca spugna intinta nella biacca a coprire le gibbosità del mondo.
I piccoli fari rossi posteriori dei veicoli ventriloqui sembrano gli occhi inditruttibili dei film di fantascienza americani degli anni novanta, quando nerboruti impiegati delle multinazionali si improvvisavano eroi alle termopili, per salvare ragazze di bellezza sfacciata e irreale.
Va avanti ancora, affondando nella schiuma birrosa sospesa a mezz'aria come la mano nell'impasto del pane crudo, gonfio di lieviti.
sabato, 22 novembre 2008
C'è sole giallo, colore delle zucche barucche, e vento forte che porta giù il gelo dalle cosce delle walchirie.
Sempre troppo bionde e troppo alte, comunque, per noi villanoviani abituati a guardare in basso.
Dove i piedi calpestano i tuberi e le propaggini d'ombre deformi di giganti briganti.
|
|