mercoledì, 29 luglio 2009
Suonava la viola da gamba, ma non l'amava.
Uno strumento non si ama, si accorda: e questo sì: l'accordava con amore. La viola da gamba era uno strumento rampino, pretenzioso e cavilloso, ma capace di scavare via il fiato dal cuore - seppur raramente. Richiedeva una manutenzione faticosa e immanente, tanto che l'unico liutaio che sapesse colorarne le note di quella sfumatura di crepuscoli nebbiosi stava a Castelbello d'Allorquando in provincia di Qualsivoglia, ed ogni volta gli infliggeva trasferte estenuate e un carattere rustico e afono.
Quella sera doveva suonare passacaglie balcaniche fitte di riccioli ed esitazioni.Banali quasi liturgiche nello svolgimento ma roventi nell'architettura, fiammenggianti nell'interpretazione.
Abbracciò il suo strumento conficcandosi il legno nello stomaco ed aspirando l'aroma di miele lungamente stagionato. La melodia fluì e il tempo vibrò, ben temperato. Accolse il soffio blu dei flicorni fin dentro le vene, e si spalmò sugli occhi socchiusi il bramito giallognolo delle trombe. Sussultò ai terremoti di timpani e rabbrividì sulle virgole scabre dei flauti.
Seguì la partitura fino alla ventiduesima battuta e dopo un lungo vibrato s'alzò in glissando verso un mezzo diesis un po' discosto dalla tonica, poi rimase ad ascoltare quella seducente acciaccatura.
Non era la nota scritta, ma era lì intorno e vibrava di cieli tinti d'indaco e girasoli maturi. Il primo violino lo sguardò con espressione atterrita, inondandolo di una disapprovazione muta ma nitida, così affilata da sventrarlo.
Senza respiro, sollevò le dita dalle corde, depose l'archetto ed attese la fine del movimento. Poi ripose lo strumento e si allontanò, a mani vuote.
venerdì, 20 febbraio 2009
Voltava il capo in direzione della pianura, colore della corda usata: abbrustolita da troppo gelo per troppo tempo. Parlava sommessamente, le parole simili al gloglottare di una caffettiera.
Diceva, Gli occhi che racconto non esistono, e non ci saranno più.
Diceva, Gli occhi di cui parlo sono quelli che tutti sognano, e tutti sanno che i sogni non si avverano.
Diceva, Tutti sanno, anche senza esserne consapevoli fino in fondo, che i sogni non esistono, quindi danno loro un nome per continuare a sperarci.
Diceva, Li chiamiamo amore, perchè sappiamo che non li incontreremo mai.
Spense la sigaretta nel vino di poco prezzo che aveva davanti e senza guardare se ne andò, lasciando entrare una manata di freddo.
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